Tra Storia ed Eventi

Luci Spente,Emozioni accese.

A San Potito il cinema diventa incontro: storie che fanno riflettere, dialoghi che uniscono, serate da vivere insieme.

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350 d.C

LE ORIGINI

Le origini del complesso di San Potito affondano nel IV secolo, intorno al 350 d.C., quando Severo, vescovo di Napoli, promosse la costruzione di un monastero destinato alle monache basiliane, in seguito divenute benedettine. La prima chiesa dedicata al giovane martire Potito sorgeva nel Largo Proprio di Avellino, nell’attuale via dell’Anticaglia, nel cuore dell’antica Neapolis.

Il monastero, descritto dalle fonti come stretto e lungo, risultò nel tempo insufficiente ad accogliere la crescente comunità religiosa. Le monache, costrette in spazi angusti, si rivolsero a Papa Paolo V per ottenere il trasferimento in un luogo più adeguato alla loro vita claustrale.

La storia di San Potito non nasce su questa collina.
Prima che le mura si innalzassero, prima che la città si espandesse oltre i suoi confini, esisteva già una comunità, una devozione, un luogo pensato per custodire fede e memoria.

LA COLLINA DELLA COSTIGLIOLA

Nel XVI secolo la città terminava all’incirca a Piazza Dante. Oltre si estendeva il grande “Bosco di Bianco Mangiare”, una vasta area verde che saliva fino al Vallone della Sanità e all’eremo dei Camaldoli, proprietà della famiglia Carafa, rappresentava uno spazio ancora incontaminato.

Nel 1615, iniziò la trasformazione della casa palazziata dei Carafa in chiesa e monastero, segnando l’inizio di una nuova fase per la comunità benedettina.

1615

LA NASCITA DEL COMPLESSO

Quando le monache benedettine si trasferirono sulla Collina della Costigliola, si trovarono davanti non una chiesa, ma una casa palazziata, una sorta di piccola fortezza con terreni coltivati alle spalle.

Nel 1615, su progetto di Pietro De Marino, iniziarono i lavori di trasformazione dell’antica residenza dei Carafa in un vero complesso monastico. La chiesa venne cinta da mura molto alte e il monastero assunse una particolare forma ad L, lasciando uno spazio libero antistante e un suggestivo belvedere affacciato sul mare.

Nel periodo di massimo splendore il complesso arrivò ad accogliere fino a 2500 monache, diventando uno dei centri religiosi più significativi dell’area.

1780-1867

SOPPRESSIONE E TRASFORMAZIONE

Nel 1780, l’architetto Broggia progettò la monumentale abside neoclassica, introducendo un linguaggio sobrio e scenografico in linea con il gusto del Settecento napoletano. Questo splendore fu però interrotto nel 1808 dal decennio francese: con la soppressione degli ordini religiosi, la struttura venne spogliata di molte opere e convertita prima in granaio e poi in caserma.

La rinascita iniziò nel 1827 grazie ai Borbone, che affidarono il complesso alla Real Arciconfraternita degli Uffiziali dei Banchi per avviarne il restauro. A ridefinire l’assetto finale fu, nel 1867, la costruzione della scala di accesso da via Pessina. Questi interventi ne cambiarono radicalmente la funzione, ma ci hanno tramandato un impianto architettonico straordinario che ancora oggi racconta le stratificazioni della sua storia.

1980-2017

LO SPAZIO SACRO

Varcata la soglia, la chiesa si rivela in tutta la sua solennità con una navata unica scandita da tre cappelle per lato, che guida lo sguardo direttamente verso la monumentale abside neoclassica. L’ambiente attuale è un perfetto esempio di armonia settecentesca: le pareti, interamente rivestite in stucco bianco, diffondono una luce diffusa che fa risaltare, per contrasto, i marmi degli altari e i colori vividi delle tele. Questo spazio, essenziale eppure scenografico, nasce come un grande scrigno d’arte, dove le cappelle laterali custodiscono i capolavori di alcuni tra i più importanti maestri della pittura napoletana.

Questo legame profondo con la città ha rischiato però di spezzarsi a causa del terremoto del 1980. I gravi danni strutturali condannarono la chiesa a un lunghissimo periodo di abbandono e silenzio, durato quasi quarant’anni. La rinascita è culminata solo nel 2017: grazie a un meticoloso restauro che ha risanato sia gli interni che la facciata, questo gioiello è stato finalmente restituito a Napoli, riaprendo le sue porte come vivo patrimonio storico e culturale.

Scopri l'interno delle cappelle